PENSIERI E FOTO _ ISTANBUL

Appena rientrata da Istanbul. Che viaggio!

6 giorni di: neve – neve – vento e acqua. Ma che importa? Istanbul è sempre così bella.

Sanguigna, nervosa, profumata, insaziabile e piena di vita.

Essendo la nostra seconda volta in città abbiamo evitato di seguire le guide, così io e Maurizio ci siamo avventurati per il dedalo di strade senza pregiudizi e preclusioni.

Abbiamo scoperti luoghi felici, conosciuto persone, elargito sorrisi e ogni tanto abbassato gli occhi. Nei quartieri più poveri, non battuti dai turisti, quelli “esotici – strani – diversi” eravamo noi.

Ed è proprio in queste strade che forse ci siamo avvicinati un pochettino di più all’anima di questa città, divisa non solo fra Europa ed Asia, ma fra passato e modernità.

A Istanbul, spesso, la bellezza delle cose è nascosta sotto strati di polvere troppo spessa e troppo pesante per l’osservatore di passaggio.

I ragazzi hanno fame di jeans, di tecnologia, di consumismo, di selfie, vogliono diventare ricchi, passare i pomeriggi al centro commerciale, avere una connessione internet.

I vecchi, ancorati alla tradizione, vedono solo il peggio dello scenario e preferiscono rimanere nel proprio quartiere senza cercare di capire la storia che stanno vivendo.

C’è chi si rifugia nella preghiera, chi urla in piazza Taksim, chi fa shopping.

Istanbul dal punto di vista sociologico è un grande esperimento a cielo aperto dove tutti i cittadini sono accumunati dalla rabbia contro il presidente che ruba, ruba, ruba e ruba.

L’economia è fiorente, ma sinceramente mi chiedo come sia possibile un livello di tassazione così basso.

I politici non sono certo migliori dei nostri, le tasse sono invece irrisorie se paragonate alle nostre IRPEF o IVA.

Se a noi trentenni italiani è stata chiesta austerità, questi, fra una ventina di anni, cosa chiederanno ai loro figli?

Turchia, ti prego, non ripetere i nostri sbagli.