Punti di vista. Eugenio Montale e Amelia Rosselli



a cura di Barbara Pesaresi

FALSETTO di Eugenio Montale (da Ossi di seppia)

Esterina, i vent’anni ti minacciano,

grigiorosea nube

che a poco a poco in sé ti chiude.

Ciò intendi e non paventi.

Sommersa ti vedremo

nella fumea che il vento

lacera o addensa, violento.

Poi dal fiotto di cenere uscirai

adusta più che mai,

proteso a un’avventura più lontana

l’intento viso che assembra

l’arciera Diana.

Salgono i venti autunni,

t’avviluppano andate primavere;

ecco per te rintocca

un presagio nell’elisie sfere.

Un suono non ti renda

qual d’incrinata brocca

percossa!; io pregp sia

per te concerto ineffabile

di sonagliere.

La dubbia dimane non t’impaura.

Leggiadra ti distendi

sullo scoglio lucente di sale

e al sole bruci le membra.

Ricordi la lucertola

ferma sul masso brullo;

te insidia giovinezza,

quella il lacciòlo d’erba del fanciullo.

L’acqua è la forza che ti tempra,

nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:

noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,

come un’equorea creatura

che la salsedine non intacca

ma torna al lito più pura.

Hai ben ragione tu! Non turbare

di ubbie il sorridente presente.

La tua gaiezza impegna già il futuro

ed un crollar di spalle

dirocca i fortilizi

del tuo domani oscuro.

T’alzi e t’avanzi sul ponticello

esiguo, sopra il gorgo che stride:

il tuo profilo s’incide

contro uno sfondo di perla.

Esiti a sommo del tremulo asse,

poi ridi, e come spiccata da un vento

t’abbatti fra le braccia

del tuo divino amico che t’afferra.

Ti guardiamo noi, della razza

di chi rimane a terra.

Amelia Rosselli, da LA LIBELLULA (Panegirico della Libertà) (1958)

Se i vent’anni ti minacciano Esterina porta

qualche filo d’erba a torcere anche a me, ed

io seria e pronta m’inchinerò alle tue gonne

di sapiente fanciulla, troppo stretto il passaggio

per il tuo corpo allegro. Dietro al tuo banco

degli usurai precisi e assurdi (i poveri con

la grinta sapiente nella loro inestetica differenza),

dietro ogni rimpianto di bellezza, dietro la

porta che non s’apre, dietro alla fontana secca

al sole, lanterne verdi e cupe e ingiallite portano

sino al monte della pietà, sino al castello miracolosamente

scolpito per i cattivi preti. I miei vent’anni

mi minacciano Esterina, con il loro verde disastro,

con la loro luce viola e verde chiara, soffusa

d’agonie; luci, nuvoli disfatti e incatenati,

incatenati dalla limpidità di Dio, scoloriscono

l’aria che non ha limite, il piccolo ruscello,

la grave spaccatura. Ma tu non sei di quelli

che s’incantano al paesaggio. Torna ai tuoi canti

del cavallo che sapeva lunga la storia della

razza della sua bisnonna. Esterina i tuoi vent’anni

ti misurano cavità orali ed auricolari Esterina

la tua bocca pendente dimostra che tu sei fra

la più stanche ragazze che servono al di dietro

dei banchi. E tu la zappa ti sei portata al collo,

s’infigge di mezze lune. Te cerco su di un altro

binario: io te cerco nella campagna deserta.

Il verde soppruso del tuo miracolo è per me la

prima linea incandescente del mio cuore, la mia

schiena infallibile. La morta collina, deserto

ingigantito dalla tua partenza – la luce che mi

folgora troppo dura l’occhio asciutto! Il pensiero

di te mi inveiva, il pensiero duro di te reale

mi smorzava la gioia di te irreale, più vera

della tua vera vissuta visione, più lucida della

tua vivida dimostrazione, più lucida della tua

lucida vita vera ch’io non vedo. Della solitudine

le trombe delle scale! Il tetro gingillo della

carità; il tubercolitico ansimare; la corta freccia

che avvelena.

Da “Amelia Rosselli – La fanciulla e l’infinito”, di Emmanuela Tandello, Donzelli Editore

“Nella Libellula l’intero ethos del testo montaliano subisce un capovolgimento. Ciò che in Falsetto è messa in scena di un commiato – dall’immagine speculare, vera imago del proprio sé adolescente nel momento della scelta etica – diviene nel testo rosselliano una rinnovata presa di coscienza della perdita. L’operazione poetica che consegna la propria stagione fanciullesca a una creatura bella, ma ignara, e la sua condanna di questa al regno dei morti a cui di fatto non può non appartenere è denunciato – con dirompente ironia – come vero e proprio «soppruso». La visione reale di una fanciullezza femminile segnata dal brutto e dalla quotidianità si libera della fanciulla-in-fiore, accomunandola al destino della Saffo leopardiana; e nello stesso tempo la recupera «assente» – «sapiente fanciulla» transitata nel Nulla, imago della propria adolescenza perduta. Il rapporto tra Fanciulla e Poeta, e tra Poeta e Infinito, subisce così una trasformazione radicale.

(…) Esterina, icona di grazia e di bellezza quasi divina, decade bruscamente in ciò che si può solo definire una parodia beffarda e scardinante. Sottratta all’acqua e all’aria, sottratta al gesto stesso che la definisce, la fanciulla «leggiadra», «equorea» (e aerea) è brutalmente atterrata, e consegnata a una realtà di mediocrità quotidiana, abbrutimento, di vera e propria bruttezza fisica. (…) Rivendicazione di un diritto al reale, al vero, al brutto, al banale, questo è uno smascheramento del costrutto che nella tradizione funge da puntello estetico – filosofico necessario all’auto-definizione del Soggetto, al suo posizionarsi «etico» e poetico, alla sua identità – e alla sua scopofilia. Da un punto di vista «femminista», l’atterramento (anche sociale) di Esterina equivale a uno smascheramento dello stereotipo scopofilico (…).

Paradossalmente Esterina viene restituita alla sua natura di figura («te irreale») avendo recuperato una dimensione non montaliana, ma leopardiana. Il suo significato, «fronte incandescente del mio cuore» su cui si combatte la battaglia (perduta) del Soggetto nel suo inseguimento di una stagione vitale che insieme le sfugge e la opprime, è l’assenza che lascia quel cuore desolato come un deserto:

(…) Te cerco su di un altro

binario: io te cerco nella campagna deserta.

Il verde soppruso del tuo miracolo è per me la

prima linea incandescente del mio cuore, la mia

schiena infallibile. La morta collina, deserto

ingigantito dalla tua partenza (…)”